Foto1

“Marco è la gioia della mia vita”      Mamma

 

Ti Ameremo Per Sempre I Tuoi IZZI & CINO

 

Ho ritrovato un tuo messaggio precisamente di un anno fa,ke dice: Merda,senti il 25 si va alla madonna dell’ambro x la benedizione delle moto,se nn metti apposto la moto x quel giorno stavolta mi fai incazzà furia…capito?…MI MANCHI TANTO CACCA!  Cino

 

“Grande cosa è l’amicizia.
E quanto sia veramente grande
non lo si può esprimere a parole,
ma soltanto provare…”
Novello

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L’altro giorno Ester mi ha chiesto di poter pubblicare la parte dei ringraziamenti della mia tesi di laurea relativa a Marco. Ed io non posso non acconsentire. Mi ha detto che questo mio gesto l’ha riempita di gioia.
Quello che mi sento di dire è che, il mio, è stato un gesto dettato dal cuore. Una promessa mantenuta. Ed il fatto che sia riuscita a far cadere anche solo una minuscola briciola di felicità nel cuore di qualcun’altro, non può che riempire di gioia anche me. Mi sento di dire anche, che ho utilizzato impropriamente l’aggettivo “mia”. La laurea non è solo mia, ma appartiene anche a Marco. Ester è una Donna immensa, come immensa è tutta la sua famiglia. Mi ha sempre sostenuta ed incoraggiata nell’arduo cammino universitario. E purtroppo le mie parole non sono molto. Ma, attraverso di esse, Marco vive.
“Non so da dove iniziare, pertanto dal principio. Ci sarebbe da scrivere un libro su questi sei anni.
Ricordo limpidamente il giorno in cui mi recai per la prima volta in questa città stupenda che è Macerata. Eravamo io, Marco, mia mamma ed Ester. Avevamo intenzione di iniziare questa avventura insieme, da grandi amici quali eravamo. E con noi Disi. Nel frattempo, per una bellissima coincidenza, faceva parte del gruppo anche Sonia. Ed è stato così l’inizio, perfetto. Eravamo giovanissimi, bellissimi e spensieratissimi. Ognuno di noi con sogni diversi. Marco voleva entrare in finanza, Disi non lo sapeva (però il papà conosceva qualche prof), Sonia il notaio (perché guadagna un botto) ed io il giudice per guardare dall’alto in basso chi mi aveva guardato in tale modo durante gli anni dell’adolescenza.
Poi gli esami sono arrivati. E al primo fui bocciata. Ma ciononostante, non mollai la presa.
Esame dopo esame, sono qui. Dottoressa. E devo ringraziare molte persone.
[….] Ora è arrivato il ringraziamento più importante. Marco. A Marco devo la forza di far tutto. Quando iniziammo l’università insieme, ci promettemmo di finirla insieme e se uno dei due avesse voluto mollare, ci saremmo dovuti far forza a vicenda. E così al primo esame, studiammo come i matti, passammo un’intera serata, io,Marco e Sonia, a ripetere quella cavolo di riserva di legge, arrivando a formulare una spiegazione strampalata con le bottiglie d’acqua vitasnella. Lo studio ci ha sempre fatto male. Marcolino era adorabile. Un ragazzo incredibile.
Era l’esatto opposto di me. Ordinato, dolce, sempre allegro. Mi litigava sempre perché non andavo a messa e perché mi truccavo troppo. Mi ricordava che ero bella così, acqua e sapone. Ed io che non gli credevo. Mi spiegava che l’amore esiste, quando io non ne volevo sapere più nulla. Ogni giorno mi abbracciava.
Sapeva dare affetto senza chiedere nulla in cambio. Ne abbiamo fatte tante. Da quella volta in cui finimmo in questura, per aver organizzato una “piccola” festicciola a quella volta in cui stavamo per bruciare tutta casa. Si, fummo dei piccoli geni incompresi quando buttammo l’acqua sull’olio bollente. Marco aveva gli occhi che sorridevano. Poi arrivò quel maledetto giorno. Quella maledetta telefonata. Il dolore più grande che io abbia mai provato, e che nonvo glio ripercorrere qui.
Guardandomi negli occhi Ester mi disse: “Monica studia, finisci l’università, fallo per Marco, così è come se finiste insieme”. E così ho fatto. Ho studiato, cel’h o messa tutta. Ogni santo giorno prima dell’esame, sono andata a trovare il mio amico, e ogni volta ho passato l’esame. Perché la promessa che c’eravamo
fatti all’inizio, di aiutarci l’un con l’altra, lui l’ha mantenuta. Ogni volta che avevo paura di non farcela, lui mi è stato vicino e mi ha dato la forza per andare avanti e non mollare tutto. A Marco dedico tutto il mio percorso, dagli esami a questa tesi. Perchè senza di lui, non avrei avuto una promessa da mantenere.
Perchè oggi, caro Marco, siamo qui io e te a festeggiare la nostra Laurea, come promesso”.

Monica Calvaresi

 

«Nella vita di chi Egli chiama, Dio non permette che accada qualche cosa, se non per la maturità, se non per una maturazione di coloro che Egli ha chiamati». (Luigi Giussani)

 

Carissimi Fulvio, Ester e Daniela,
su vostro invito ho provato a scrivere alcune parole e memorie del nostro caro Marco con un’unica intenzione: non annacquare il ricordo, non sminuire i fatti e le persone e i sentimenti, per cui racconterò le cose più semplici e, forse ai più, banali, ma che a me ancora “feriscono” il cuore.
Alcune volte mi capita (più forte la suggestione quando ci sono pochi fedeli) celebrando la Santa Messa, di guardare, attento, lì nei banchi alla mia sinistra verso la prima metà di quelle “incoscienti” sedute, e in un lavoro di ricordi cercare il punto preciso da dove, come in un osservatorio tutto proprio, egli, Marco guardava il Mistero di Cristo nella Messa, unico o quasi della sua età, nei sabati prefestivi.
Sono “rievocazioni” a volte leggere se ripenso a quel ragazzo, eternamente ragazzo, che mi aspettava per la confessione, accortamente “appostato” in mia attesa e per nulla dissuaso dai miei ritardi o dinieghi…se non mi tradisce la memoria ho ceduto sempre al suo volersi riappacificare con Dio e questo non per mia accondiscendenza, ma per la capacità di Marco, capacità e dono, di vincere le resistenze con la innocente simpatia.
Altre volte i ricordi diventano più acuti e intensi, non oppressivi o negativi (niente del ricordo di Marco mi comunica pensieri oppressivi o negativi), simili ad aguzze punte di cristallo; e rivedo i suoi occhi attenti e curiosi a volte leggeri a volte corrucciati nello scrutare dentro le parole e i gesti della Santa Messa (i tuoi stessi occhi Ester, attenti, leggeri, grevi e corrucciati), e questa sua “tensione” all’azione sacra mi colpiva e non so neanche io perché; e da qui, in una catena di pensieri, alcune domande: ma chi era Dio per Marco? Perché, pur nella vita di un giovane ragazzo vitale, l’insistita domanda di fede? Perché in Marco s’intravvedevano due aspetti, vita e fede, per il mondo divisivo contemporaneo, così diversi?
Oggi ad un anno dalla sua morte capisco meglio che ad alcuni animi semplici è dato di conoscere un segreto, lo stesso di come eternamente dice Gesù: “Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli.”.
Il segreto si svela solo attraverso un gesto semplice ma dalle conseguenze infinite: guardare.
Guardare è l’invito di Cristo; è l’invito della Chiesa; ed è l’invito della nostra stessa umanità: il nostro cuore ci è stato dato per scrutare attraverso il velo di questa realtà apparente, la Realtà reale, la realtà infinita ed eterna di Dio, eterno amante dell’uomo.
Così Marco dal suo banco guardava alla Messa, e al suo Dio, nascosto tra le parole e gli atti della celebrazione; e così Dio lo ha maturato e in lui voi cari, carissimi amici.
Andare lì dove tutto si fa più vero è il nostro Destino e pure se dolorosa la provvisoria separazione, è quella la nostra “casa”, quella che Marco guarda adesso senza “veli” o gli “equivoci” di questo mondo, nella dolce compagnia di Maria e Gesù. Questa è la nostra maturazione.
Il nostro lavoro qui è provvedere di conquistare un posto in quella “casa”. Questa è la nostra maturazione.
Anche e soprattutto questo è voler bene a Marco.
Amare Cristo. Più di ogni altra cosa.
In questo cari Fulvio, Ester e Daniela la nostra amicizia: in Cristo. Più di ogni altra cosa.

In questo povero ricordo tutta la tua persona, Marco.
Tutta la tua simpatica giovinezza.
Tutta la tua matura umanità.

Vostro, Peppe.

 

 

Caro dolce Marco,
è trascorso un anno da quando sei volato in cielo e volevo ricordarti così, con i miei pensieri. Sono una mamma, una mamma di uno dei tanti, tantissimi amici che affollano il luogo dove tu riposi; amici che hai lasciato nella pura disperazione.
Non puoi immaginare quanto è cambiata la nostra vita da quando non ci sei più.
Nella nostra casa sei ovunque: in sala, in cucina, attaccato al frigo ed in camera di nostra figlia, dove c’è tutta la vostra vita passata insieme. Siamo felici di averti con noi, così possiamo darti il buongiorno quando ci svegliamo al mattino e la buonanotte quando andiamo a dormire. Poi credimi, le preghiere non mancano proprio mai! Ti chiedo solo di aiutare questi tuoi amici e soprattutto i tuoi meravigliosi mamma, papà e tua sorella Daniela, a sopportare questa vita senza di te.
Così allegro, buono, generoso, di fede e sempre pronto ad aiutare e divertirti con i tuoi amici.
Ci manchi così tanto! Ma io so che sei sempre con noi!
Domani non potrò essere in Chiesa a ricordarti, ma pregherò con tutta l’anima per l’intera notte, 30km. percorrendo Macerata-Loreto in tua memoria.
E’ un arrivederci, perché quando ci rivedremo tu ci accoglierai con una festa bellissima, come solo tu sai fare.
Ti voglio un mondo di bene!

                                                                  C.

 

 

Fino ad un anno fa ho sempre pensato che di fronte alla perdita di qualcuno che si ama si potesse perdere anche la fede, mi chiedevo in cosa si potesse continuare a credere, come si potesse non essere arrabbiati con Dio. Ho sempre creduto che ci si sentisse inevitabilmente soli. Io durante questo anno ho sentito Dio vicino, come non mi era mai successo prima. Penso che lui, attraverso Marco, stia compiendo tanti piccoli miracoli: infatti oggi ho una grande famiglia su cui contare, ho tanti altri fratelli e sorelle, e quando siamo insieme sento che c’è qualcosa di grande che ci lega. Penso che Dio stia esaudendo il desiderio di mio fratello di vedere le persone che ama vicine ed unite. Io credo che Marco ora possa esserci accanto in maniera completa, che possa proteggerci come ha fatto con me e con Fede…….io sono sicura che lui fosse lì, così come sono convinta che lui scelga il meglio per noi e che ci guidi sempre. Credo che, quando la sua mancanza si fa più insopportabile del normale, Dio ci porti in braccio per evitare di impazzire. E in fondo è un po’ come se lo facesse Marco, visto che ora sono una cosa sola. Ed è per questo che oggi non voglio dire neanche una parola di dolore, perché questo non è il giorno in cui mio fratello è morto, ma è il giorno in cui ha iniziato la sua nuova vita. E sono sicura che lui rida, rida sempre, e voglia vederci ridere. Nella mia camera c’è appeso un suo biglietto con una faccina che ride. “Tata, ti ho messo nella borsetta l’altro filo interdentale perché quello che hai preso tu serve a me, che ho il dente rotto. Ti ho messo quell’altro perché quando io me lo passo tra il dente rotto mi rimane incastrato e quindi ho dovuto riprendere quello che avevi messo tu nella borsa. Grazie, notte, baci” A me fa ridere ogni volta che lo leggo… Allora le uniche parole che voglio dedicare a mio fratello sono parole di vita, probabilmente quelle che anche lui sceglierebbe (ma a patto che non canti):

“Questa qua è per te, che non ti vuoi spegnere, non hai mai avuto tempo, devi troppo vivere…Perché sei vivo, vivo cosi come sei, quanta vita ci hai passato, quanta vita hai contagiato…”
Ti amiamo…

Tata.

 

 

Che cos’è un amico!?
Un amico è un cammino fatto insieme
Un amico è una partita di pallone
Un amico è tirare tardi ad una festa
Un amico è un aiuto nel bisogno
Un amico è il conforto per una delusione
Un amico è una gita in moto la domenica
Un amico è…….Marco è un amico!
Gesù, ottienici la grazia di sentire Marco sempre presente in mezzo a noi e non venga mai meno il ricordo del suo sorriso e della sua gioia.
Per questo ti preghiamo…

Chiara.

 

Proprio stasera…proprio stanotte prima di dormire penso che è 1 anno che nn ci sei più…esattamente 365 giorni, 8760 ore, 525600 minuti e 31526000 secondi che non ci sei più, che non ti sento piu fare casino da quella finestra, che non sento piu rombare la tua moto qua sotto al garage lasciandola scaldare per mezz’ora prima di partire tanto che non sai quante volte avrei voluto affacciarmi per dirti: guarda che anche a folle consuma comunque benzina eh e tu sicuramente avresti riso e mi avresti mandato a quel paese ovviamente scherzando e tutto si sarebbe concluso con un ciao vale e io ciao Marchè!!!……ma tu manchi ora…manchi infinitamente…e la tua mancanza pesa più di qualsiasi altra cosa quantificabile con numeri o parole…stammi vicino che qua ho e abbiamo tutti bisogno del tuo sostegno!!!
Ciao! Ti voglio bene!

Valerio.

 

 

SBI DAY 2013

Per questo Sbi Day 2013, ho cercato di preparare un discorso. Un racconto che ricordasse Marco: la sua spensieratezza e il suo sorriso, la sua spontaneità e la sua gioia. Mi sono messa a tavola, carta e penna ma niente…non riuscivo a trovare le parole. Non sapevo come iniziare, ne come formare questo racconto. Mi sono reso conto che si è detto di tutti e di più su Marketto…la sua grande passione per le moto e la musica, e poi i dj-set, le tante feste organizzate, il suo cuore nerazzurro, l’amore che provava per la famiglia, Ester e Fulvio e la sorella Daniela, e infine, ma non ultimo, l’affetto e la positività contagiosa che mostrava a tutti i suoi amici.

Insomma, tutti discorsi detti e ridetti… restano da raccontare i tantissimi momenti belli passati insieme a lui: la voglia di scoprire e di fare tantissime esperienze nuove, la voglia di divertirsi e far divertire, la voglia di rimanere l’eterno fanciullo e vivere il presente, non il futuro.

Ed è questo ciò che distingueva Marketto, mentre tutti noi, presi da rogne lavorative e universitarie, ci indebolivamo e ci invecchiavamo. Marketto riusciva a separare studio e cazzeggio, in maniera perfetta. Io, dopo 4 anni di ingegneria, non ci sono ancora riuscito!!

E quando Marketto, il venerdì o il sabato pomeriggio, ci mandava un messaggio con scritto “Raga, stasera seratona!” o qualcosa di simile, tutti i problemi della vita passavano in secondo piano e noi riprendevamo la stessa vitalità di un gruppo di quindicenni. Seratona s’era deciso e seratona sarebbe stata.

Noi tutti seguivamo Marco, perche ci teneva ancora viva quella fiamma fanciullesca che abbiamo dentro di noi e che col tempo si stava affievolendo.

Ora quella fiamma s’è spenta…e noi affondiamo nei ricordi e qualche rammarico. Almeno per me, c’è qualche rammarico…il mio è quello di non essere stato sempre presente nell’ultimo periodo prima della sua morte. Lui mi chiamava sempre, mi invitava ad uscire e fare serate, ma io declinavo, perchè era all’Aquila, avvolto nel mio studio matto e disperatissimo. Era più insistente del solito come se avesse capito che stava per giungere la sua ora e voleva passare del tempo anche con me.

A tutti noi, quando pensiamo ad una persona cara, ci vengono in mente tanti ricordi e qualche rammarico, anche fosse una minuscola sciocchezzuola. Ma poi, quando questa persona viene a mancare, diventa un grosso macigno da portare sulle spalle. E ci fa stare male.

Per quando valga la mia esperienza, ci sono stato malissimo… per l’intera estate, non sono riuscito ad ascoltare il mio cantante preferito, Ligabue, nonché cantante preferito di Marco. Le mie canzoni del Liga mi davano solo dolore, ogni singola nota mi faceva ricordare Marco. E alla fine piangevo…

Un giorno, una mia amica mi ha scritto un post su Facebook, che voglio proporvi:

A volte ci sforziamo di ammettere la realtà di questa vita che chiamiamo ‘Bastarda’. E cosi doloroso e così straziante poter ammettere il percorso che tutti viviamo nello stesso ugual modo. E così torturante aprire gli occhi e vedere la Vita ed il vero senso di Vivere. Nasciamo, viviamo e moriamo! Ecco la verità.

 Nasciamo tutti allo stesso modo. Viviamo in modo diverso, con esperienza di vita diverse, ma tutti con la stessa morale. Infine, moriamo. Fa paura a tutti la fine, a tutti mette ansia, terrore…La vita non fa distinzioni, la vita non guarda ad età, sesso, ricco, povero, umile, presuntuoso, bello o brutto…non guarda, non si sente in colpa, non pensa a chi rimane e a chi va via, se lo meritava o no, se era troppo piccolo o troppo grande, se era giusto o sbagliato…

 E noi?? Noi siamo impotenti di fronte a tutto questo, e l’unica cosa che ci rimane è la speranza ed il ricordo mentre il dolore dello stesso ci strazia e la speranza accarezza quella tristezza cercando di alleviare quel massacro!

 Crediamo sia punizione, no. E’ l’insegnamento di accettare, capire, apprezzare, soffermandoci a ragionare ed assaporare TUTTI i momenti in cui TUTTI veniamo messi alla prova accettando la VITA!

 Novello credo che tu non sia l’unico a piangere Marchetto e chi non aveva il vostro stesso rapporto si ritrova a ricordarlo per chi è! Ricordarlo ed anche se il dolore di una canzone te lo ricorda, ti stringe fino a farti star male è perché il bene che gli vuoi ed il ricordo che hai hanno lasciato il segni di un vero Uomo. Non è dimenticando che alleviamo la nostalgia, ma è viverlo e ricordarlo che non ti fa essere solo. E sapere che lui in quelle canzoni c’è, in quei momenti in cui lo penso e lo ricordi, lui è lì.

 E credo che non ci abbandonerà mai perché è stato capace di amarvi tutti allo stesso modo!

La mia amica ha perfettamente ragione, “ricordarlo non ti farà essere solo”. Ed il modo migliore per ricordarlo, è una festa. Lo Sbiffo non vorrebbe mai vederci con le lacrime agli occhi. Marco viveva le feste, e noi dovremo fare altrettanto.

Marco da lassù ci guarderà e festeggerà come ha sempre fatto, assieme a Giorgia, al Sic e ad Andrea. Ricordarlo è importante, ma ricordiamolo con un bel sorriso.

Novello.